Archive for the ‘film’ Category

Il riccio

Per il libro speravo di rimandarvi alla recensione ma mi accorgo di non averla mai fatta! Beh, qui ne trovate i tratti salienti.

riccio

Il film non è piaciuto a tutti, devo ammettere che avendo già letto il testo non posso essere del tutto obiettiva nel descriverlo poiché conoscevo già i fatti e un po’ di smalto lo si perde per forza. Hanno detto molto della regista alle prime armi e dei tentativi di rendere le immagini e i lunghi  pensieri riportati in un libro forse sopravvalutato per trasformarlo in una pellicola - a mio dire - sostanzialmente godibile. La Balasko, interprete del personaggio principale, è davvero splendida nella sua parte, riuscendo ben a condensare in gesti e sguardi le copiose parole del libro che ha dato vita a questa storia (anche la piccola Paloma mi sembra proprio in gamba). Perciò vi consiglio comunque di vederlo, e se non avete letto il libro, tanto meglio.

 

La città con i fantasmi

Ci sono alcune scene semplicemente esilaranti… L’idea è simpatica, niente di complesso, leggero per una calda serata estiva.

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Un dentista misantropo (splendido nel suo ruolo Ricky Gervais) si sottopone a un intervento chirurgico che cambierà la sua vita. Durante l’operazione muore per sette minuti e da quel momento in poi, comincerà a interagire con vari fantasmi di Manhattan, che lo assillano per risolvere le loro questioni in sospeso.

 

Manolete

Non mi piace la corrida e non argomenterò il perchè abbastanza intuibile, checché ne dicano i suoi sostenitori. Dovetti argomentare già con numerose persone tra le quali un allevatore di tori da corrida, e non se ne esce.

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Il film racconta la vita e l’amore di uno dei più famosi toreri di tutti i tempi, detto Manolete, nella Spagna franchista. Fotografia molto bella e attori bravi, non c’è che dire, ma al di là della corrida che piaccia o no e di una storia che buona parte del popolo spagnolo conosce, il risultato è piuttosto noioso. La storia d’amore tormentata e l’analisi del rapporto stesso tra amore e morte, così profondi nell’animo del torero, perdono di senso se estesi a tutta la storia che, infatti, ne esce piatta e priva di quello sguardo che va al di là del primo impatto estetico accattivante, per perdersi quasi nella banalità.

 

24h party people

L’ho visto un po’ per caso, devo ammettere. Però soprattutto per chi ama la musica d’oltremanica non si può mancarne la visione.

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Il film è costruito come un misto tra documentario e film sulla scena musicale della Manchester dal 1976 al 1997, incentrata sulla vita di personaggi singolari e lungimiranti come Tony Wilson e l’etichetta Factory Records, attorno alla quale gravitavano gruppi come i Joy Division, A Certain Ratio e Happy Mondays.

Nella riflessione di questo periodo sulle trasformazioni della fruizione di un certo tipo di musica (rock, essenzialmente, ma non solo), la storia che ho visto mi ha fatto pensare che bisogna ammetterlo, la gente è cambiata. E per gente intendo noi tutti, quelli a cui piace andare a sentire i concerti nei rock club ancora in vita e che li rimpiangono per quello che erano un tempo ma che ormai si devono rassegnare al cambio generazionale. La gente, come dice Wilson, ora applaude ai dj, al mezzo e non alla fonte. E’ così, forse è giusto e non ci si può far niente. Poi gli altri motivi per i quali i rock club stanno scomparendo si trovano facilmente, tra crisi economiche e investimenti a rischio o quello che vi pare. Chi lo sa, alle volte mi immagino il futuro e mi vedo ballare in una pista dove tutti hanno il proprio ipod micro e si ignorano, felici.

 

Jack e Rose

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La storia di Jack e Rose mi ha smosso qualcosa dentro. Forse i temi erano di troppo facile presa su di me, se vogliamo anche interpretabili come una grande metafora degli anni Settanta fino al loro fallimento più completo e ai risultati che hanno prodotto sulle generazioni che ne sono state coinvolte.

Daniel Day-Lewis è impeccabile nel caratterizzare il suo personaggio (oltre che piuttosto affascinante, ah!) e gli attori che con lui condividono la scena non sono da meno. La storia racconta di come un padre ex-hippie si isoli assieme alla figlia per sfuggire al mondo e alle sue trasformazioni. In seguito a problemi cardiaci, decide di rompere questo isolamento e introdurre nella famiglia la sua amante con relativi figli, incrinando in questo mondo la bolla perfetta nella quale erano vissuti padre e figlia per anni.

 

Mary and Max

Premetto che se non avete voglia di una storia triste, dovete lasciar perdere per il momento la visione di questo film di animazione.

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Anche se non sapete che vi perdereste: è poetico, divertente e triste allo stesso tempo, con uno stile superbo. Ci credo che ci hanno messo ben cinque anni a realizzarlo, un grosso lavoro indipendente che si nota e che è stato premiato variamente. Più di 130 mila immagini montate assieme, e questo è solo uno dei dati che trovate nel link al sito, è impressionante leggere di quanto materiale, quante persone e impegno siano stati riversati in questo progetto. Il regista Adam Elliot è stato ispirato dalle immagini di Diane Arbus nella sua ricerca dedicata ai freaks.

Non vi racconto la storia, dovete vederlo assolutamente. Niente rivincite dei freak, una storia di persone comuni ma non troppo, che scoprono la bellezza di essere accettati per come si è.

 

Departures

Il tanatoesteta. Ecco il lavoro del protagonista: curare, truccare e vestire i morti prima della loro cremazione.

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Un passo difficile da fare per un violoncellista che ha perso il lavoro e che si ritrova quasi per caso in contatto con questa realtà, dalla quale rimane molto presto affascinato per la delicatezza, l’amorevolezza e la ritualità dei gesti che seguono il momento del trapasso, così difficile da accettare per i cari, di una persona.

Purtroppo la regia è scostante, a tratti quasi farsesca l’interpretazione dei personaggi, a tratti molto realistica. La fotografia troppo scialba non sembra una decisione cercata. Insomma, ci sono vari punti in discussione che non mi permettono di darne nel complesso un giudizio positivo, nonostante mi sia commossa e abbia apprezzato molte parti di questo film (che ha pure vinto un premio Oscar come miglior film straniero nel 2009).

 

Alice nel paese delle meraviglie

Già, proprio l’ultimo di Tim Burton. Niente 3d, però, non sembrava così necessario.

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Il film è un racconto condensato di vari libri di Lewis Carroll, abbastanza fedele. Alice è ventenne e deve rispondere alla proposta di un matrimonio che non vuole. Per prendersi il tempo di pensarci su, scappa e si perde in un bosco dove comincia a inseguire il Bianconiglio. Qui parte l’avventura che la riporterà nel Paese delle Meraviglie…

Molte sono le citazioni e autocitazioni ma vi si legge anche cura e attenzione ai dettagli che mi hanno appassionata. Vi chiederete perchè il Cappellaio Matto ha i capelli rossi e c’è un motivo, perchè faccia continuamente indovinelli apparentemente privi di senso e pure qui una ragione c’è, o perchè il Fante di Cuori della Regina Rossa abbia un occhio solo e la sua benda a forma di cuore cambi colore in determinati momenti (chissà quante altre chicche noterete!). Nel complesso mi sono piaciute tutte queste piccole cose e la fotografia in pieno stile Burton, meno gotica purtroppo per arrivare quasi al barocco, anche se a tratti ho notato una forzatura nella giustificazione dei personaggi folli di questo universo alternativo - un po’ troppo fantasy e obbligatoriamente disneyano -, che invece in Carroll sembrano sovvertire il senso della realtà senza per forza avere un legame così delineato con la realtà stessa.

 

Nine

In uno scenario futuro apocalittico, 9 si anima di colpo e cerca di capire dove si trova… Incontra altri come lui, gli unici sopravvissuti alle macchine e ai robot che hanno sterminato l’umanità intera: assieme cercheranno di ricostruire le loro esistenze e di capire cosa sia successo davvero.

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Questo bellissimo film (date un’occhiata al sito che vi ho linkato: ci sono alcune cosette carine come l’esperimento o il facebook del professore che ha dato vita a 9) di animazione diretto da Shane Acker è prodotto dall’acclamatissimo Tim Burton - vien da dire “e chi sennò?!” -. Da vedere!

 

Il piccolo Nicolas (e i suoi genitori)

Si parte subito splendidamente con dei titoli di testa fantastici, che catturano l’attenzione come magia.

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Il film racconta alcuni avvenimenti della vita di Nicolas, un bambino sereno con una vita tranquilla che un giorno, origliando una conversazione dei suoi genitori, pensa che stia per succedere qualcosa che potrebbe cambiare la sua vita per sempre. Ma lui non vuole che succeda e, assieme ai suoi amici, escogita una serie di piani per evitarlo…

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Tratto dai racconti di Goscinny (l’inventore di Asterix) e con lo spunto dei bei disegni di Sempé, questa commedia mi ha fatto sorridere allegramente e passare un po’ di tempo spensierata, guardando le cose dall’altezza di un bambino: qualcosa che sarebbe bello non dimenticarsi mai.