Archive for the ‘film’ Category

Amabili resti

L’attesa durava da mesi ormai, volevamo tutti vedere il film di Peter Jackson. Sarò breve: il romanzo che lo genera è stato un best seller, e l’impresa di eguagliarne la capacità descrittiva sembrava fin da subito ardua.

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La storia narra della quattordicenne Susie Salmon, violentata e uccisa dal vicino di casa, e della difficile reazione familiare a questa tragedia. Susie non è ancora arrivata in Paradiso e vorrebbe avere la sua vendetta…

Impeccabile Stanley Tucci e splendida Susan Sarandon, nonostante questo il film risente di molte debolezze, immerso in colori fantastici iper saturi che descrivono il limbo nella quale Susie ancora si trova, prima di passare dall’altra parte, e una semplicistica interpretazione di questa terra di mezzo, un po’ New Age, anche se nel complesso - nonostante la lentezza - risulta abbastanza godibile.

 

Paranormal activity

Si vocifera che sia il nuovo “Blair Witch Project” (la cosa non mi sconfiffera), in America ha fatto record di incassi (e questo mi stimola ancor meno): il low budget “Paranormal Activity” è stato girato in sette giorni a casa del regista israeliano esordiente Oren Peli e sembra sia terrorizzante! Pure Spielberg ha commentato che non è riuscito a vederlo tutto dalla paura. Si parla di spiriti e demoni che popolano la camera da letto di una coppia appena trasferitasi in una casa, riprese che rivelano abissi di terrore. Molto fermento attorno a questa pellicola appena uscita, io vi saprò dire che ne penso, sempre che ce la faccia a vederlo… (e qui potete sapere in una parola cosa ne pensa chi l’ha visto! E so che qualcuno si sarà già scaricato l’applicazione per l’Iphone, paranormal activity locator…)

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Le montagne di Avatar

Sto ancora aspettando il momento propizio per andare a vederlo, impegni permettendo. Sì perchè il film che senza dubbio tutti voi avete sentito nominare, ha sbancato il botteghino con incassi record e commenti molto positivi di critica e pubblico, non solo per la nuova tecnologia 3d che lo caratterizza come potenziale capostipite di un nuovo modo di concepire le pellicole in tridimensionale.

Esiste un luogo dove la storia si svolge, e per chi lo ha visto, ecco dov’è.

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Si chiamano “Hallelujah Mountains” nel film e sono sospese nel vuoto, tra mostri e animali strani che vi sfrecciano attorno. Ma nel mondo reale il luogo che ha ispirato tutto questo è la Southern Sky Column, una delle torri di roccia alte oltre 1000 metri che si trova nel parco della foresta nazionale di Zhangjiajie, nella provincia cinese dello Hunan. Il regista James Cameron per la scenografia si è affidato ai suggerimenti di un fotografo che era stato lì per un servizio e il governo ne sta giustamente approfittando per promuovere il turismo naturale in posti così meravigliosi (ma non avevano censurato il film a favore di Confucio?). Il messaggio ambientalista del film sta già facendo il giro del mondo. Facendo leva su quanto accade nel film, dove i nativi piangono la distruzione della loro foresta, esattamente quello che accade anche a molti popoli indigeni sul nostro pianeta, Survival International, l’organizzazione che aiuta i popoli indigeni della Terra, cerca di sensibilizzare il mondo verso il problema.

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Dorian Grey

E’ un libro che avrete letto quasi tutti, a chi sarà piaciuto e a chi meno. A me parecchio, splendido Oscar Wilde, e ciò forse limita il mio giudizio sul film che da questo libro è tratto.

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La storia racconta del giovane elegante e puro Dorian Gray, giunto a Londra per godersi l’eredità del vecchio nonno morto. Qui incontra un pittore con il quale fa amicizia e che lo ritrae nella sua splendida bellezza in un quadro che coglie l’aspetto più vero del giovane, del quale egli stesso è quasi geloso, sentimento che lo porterà a desiderare di essere per sempre puro come sembra in quel ritratto. Nello studio dell’amico conosce anche Lord Wotton, esteta cinico che catturerà le attenzioni di Dorian con i suoi paradossi e aforismi, e che gli aprirà le porte del vizio corrodendone l’anima. Nel frattempo il quadro che lo vede ritratto assume tutte le impurità dell’animo di Dorian, che rimane nel corpo esattamente come il giorno del ritratto.

Bella la fotografia, a tratti molto dark, ma è davvero difficile tentare l’impresa…Per quanto il regista - che già si era confrontato con altre opere di Wilde - si sforzi, sembra rimanere sempre sulla superficie, e il protagonista (per me Dorian rimarrà come me lo ero immaginato, bellissimo e alquanto diverso da Ben Barnes) non comunica fino in fondo i tormenti di un antieroe come Dorian, a tratti troppo ridondante nel suo culto totale per l’estetica e l’edonismo. L’aggiunta di personaggi ed elementi estranei al libro nell’epilogo risulta superflua a mio parere, modificando la struttura di un’opera di per sè già completa.

Ps: ho allegato la locandina originale del film e ho notato che gli hanno colorato - non si sa ben perchè - gli occhi di azzurro, bèccati!

 

Gli abbracci spezzati

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Matteo Blanco era un regista, ora scrive sceneggiature con lo pseudonimo di Harry Caine (come gli spagnoli pronuncerebbero uragano in inglese), cieco dopo aver subito un incidente. Non parla mai della sua vita precedente, ma un giorno si trova a raccontare il suo passato al figlio della sua produttrice e amica Judit. Come una fiaba della buona notte, comincia il flash back che restituisce alla memoria tutto quanto ha vissuto prima di trasformarsi nell’Harry Caine del presente.

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Omaggio costante al cinema classico e a quello italiano in particolare (il titolo si riferisce a Viaggio in Italia di Rossellini) e ricco di autocitazioni (Chicas y maletas è chiaramente una parodia del suo Donne sull’orlo di una crisi di nervi), il film di Almodóvar gode dell’ottima interpretazione di Penelope Cruz, ma meno intenso di tanti suoi precedenti.

 

Valzer con Bashir

In un bar una sera un amico racconta al regista israeliano Ari Folman l’incubo di essere rincorso da cani inferociti. Lo considera un effetto della guerra che ha combattuto in Libano, dove, non essendo in grado di uccidere esseri umani, gli fecero uccidere i cani che di notte abbaiavano al passaggio dei soldati. Ne uccise 26, e se lo ricorda ancora. In quel momento Folman si accorge di aver completamente rimosso quel periodo della sua vita, durante la guerra che condusse al massacro di Sabra e Chatila negli anni Ottanta. Ricostruendo attraverso le testimonianze dei suoi commilitoni e di altre persone che presero parte agli eventi, riesce a recuperare una memoria che credeva perduta.

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L’utilizzo di una tecnica di animazione che mescola il disegno tipico dei fumetti con la grafica realistica caratterizza tutto il film, con un effetto a tratti estraniante ed efficace soprattutto negli unici momenti dove l’animazione non è utilizzata, con un risultato di contrapposizione scioccante. Realizzato in ben quattro anni, alla sua uscita (un anno fa) il film è stato subito apprezzato su larga scala, oltre quel pubblico di nicchia al quale sembrava rivolto, e a ragione. Vincitore di un Golden Globe come miglior film straniero del 2009, questo film invita a riflettere, tutti, in una sorta di analisi collettiva a più livelli (non a caso diverse parti sono vere e proprie sedute dall’analista), per evitare di rimuovere e assumersi le responsabilità di quanto è accaduto tra israeliani e palestinesi. A tratti forse troppo giustificazionista con l’esercito israeliano, composto perloppiù da giovani inesperti mandati allo sbaraglio, che spesso sembrano non accorgersi nemmeno di stare in guerra ma in una specie di gita scolastica, sarebbe interessante indagare sulla volontà o meno di togliersi il peso dalle spalle per scaricare il barile delle colpe su altri, consapevoli e collaborazionisti, come i comandanti e i governatori dell’epoca.

 

Moon

Opera che porta il figlio di David Bowie, Duncan Jones, sulle tracce della SFX degli anni Sessanta in un’ottima miscela: scenografie, citazioni (Kubrik in primis) e una splendida interpretazione di Sam Rockwell.

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Sam Bell è un’astronauta che lavora sulla Luna da tre anni per estrarre il materiale che fornisce l’energia pulita utilizzata sulla Terra e che ha risolto il problema energetico del pianeta. Bell, però, giunto quasi allo scadere della sua missione, è isolato a causa di un problema con le trasmissioni che rende impossibile il collegamento diretto Terra-Luna e da tre anni non riesce a comunicare direttamente con la sua famiglia né con i datori di lavoro. Ridotto a monologhi solitari, la sua unica compagnia è il robot Goerty (doppiato da Kevin Spacey, che replica esattamente il timbro incolore di Hal 9000), che si prende cura di lui e gli fa compagnia, umanizzato dallo schermo che proietta emoticon - che mi ricordano tanto gli anni Ottanta -.

Lo stile lineare lo rende un ottimo film, intelligente e ben curato, dal sapore retrò arricchito dalla colonna sonora che restituisce l’inquietudine di una storia dove il protagonista deve riuscire a sopravvivere al suo stesso essere.

 

Cinepanettone!

Niente paura, non ho osato avvicinarmici, ma seguendo la logica di “visto uno, visti tutti” e avendone, purtroppo, subìta la visione del trailer con le sue alte punte comiche (!), posso chiedermi legittimamente come ogni anno il perchè, perchè debba sempre esserci un cinepanettone a Natale? E perchè tanta gente va sempre a vederlo, come una tradizione che sta giungendo a soppiantare l’antica messa?

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Sono 26 anni che compare l’onnipresente Christian De Sica per delle trame molto simili a quelle degli anni precedenti, come gaio afferma il produttore De Laurentiis, una certezza nella tradizione. Qualcuno sostiene che il cinepanettone rappresenta il male del cinema, qualcun altro che è una visione leggera e nazional-popolare che la gente apprezza, visti gli introiti del botteghino. Si potrebbe obiettare a questo, però, che la distribuzione di tali film è piuttosto imponente, occupando di fatto la gran parte delle sale cinematografiche.

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(Già, utilizzo espedienti per farvi proseguire nella lettura!) Di qualche giorno fa è la notizia che il film ha già raccolto 14 milioni di euro. Ma vi lascio riflettere su come Sandro Bondi, ministro della Cultura, abbia potuto conferire (e qui il link alla delibera) a “Natale a Beverly Hills” la qualifica di pellicola di “riconosciuto valore culturale”. E qui un po’ di polemiche e risposte. Riflettete, gente, riflettete.

 

Secondi

Anche se primi era meglio… In attesa di poterlo pubblicare o vederlo pubblicato, comunico con allegro ritardo che il cortometraggio “Threads” (qui citato) è arrivato secondo al concorso Lama e Trama 2009. Da parte in causa non posso commentare il risultato! Ci abbiamo messo molto impegno e molta passione, sicuri che questo sarà un punto di partenza verso altre esperienze belle come lo è stata questa.

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Molte sono le persone che hanno collaborato a questo lavoro di gruppo, e a loro il mio grazie. Le foto di corollario sono ovviamente della fotografa di scena.

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2012

Amanti del catastrofismo, unitevi.

2012

Stuzzica sempre la curiosità un film sull’imminente fine del mondo così come lo conosciamo, o quanto meno su un suo radicale ribaltamento di equilibri ecologici. Non nego che una microscopica parte di me spera che qualcosa accada, un avvertimento perché anche i più duri di comprendonio mettano da parte i meri interessi economici e realizzino il fatto che di Terra ce n’è una sola, e bisogna trattarla bene. Ma al di là di questo, la pura osservazione di una catastrofe non mi provoca molti effetti: dopo dieci minuti di inseguimenti improbabili in macchina su faglie che aprono voragini nella terra e fughe al limite del credibile con l’aereo tra grattacieli che crollano, qualche sbadiglio scappa davvero. Non c’è molto altro in questo film, oltre a degli effetti speciali ottimi. Non si parla dei motivi per i quali il nostro pianeta si trova al collasso, non è nelle intenzioni del regista cercare di instillare una consapevolezza seppur minima alle migliaia di persone che vedranno la pellicola, come se tanto quel che interessa al pubblico è vedere la spettacolare fine del mondo e sperare di potersi salvare con un lieto fine. Gli accenti sui valori della famiglia (che si ritrovano praticamente solo in punto di morte), della verità (che viene detta rigorosamente alla fine, con gesti eroici che ne sottolineano l’inutilità) e poco altro, mi hanno creato un fastidio che mi ha comunque accompagnato per quasi tutto il film. Ah, e non svelerò altro nel ringraziare per aver dipinto la cattolicissima Italia in questa stereotipata prospettiva, ma solo, parafrasando il trailer “Non dite che non vi avevo avvisato”.