Archive for November, 2009

2012

Amanti del catastrofismo, unitevi.

2012

Stuzzica sempre la curiosità un film sull’imminente fine del mondo così come lo conosciamo, o quanto meno su un suo radicale ribaltamento di equilibri ecologici. Non nego che una microscopica parte di me spera che qualcosa accada, un avvertimento perché anche i più duri di comprendonio mettano da parte i meri interessi economici e realizzino il fatto che di Terra ce n’è una sola, e bisogna trattarla bene. Ma al di là di questo, la pura osservazione di una catastrofe non mi provoca molti effetti: dopo dieci minuti di inseguimenti improbabili in macchina su faglie che aprono voragini nella terra e fughe al limite del credibile con l’aereo tra grattacieli che crollano, qualche sbadiglio scappa davvero. Non c’è molto altro in questo film, oltre a degli effetti speciali ottimi. Non si parla dei motivi per i quali il nostro pianeta si trova al collasso, non è nelle intenzioni del regista cercare di instillare una consapevolezza seppur minima alle migliaia di persone che vedranno la pellicola, come se tanto quel che interessa al pubblico è vedere la spettacolare fine del mondo e sperare di potersi salvare con un lieto fine. Gli accenti sui valori della famiglia (che si ritrovano praticamente solo in punto di morte), della verità (che viene detta rigorosamente alla fine, con gesti eroici che ne sottolineano l’inutilità) e poco altro, mi hanno creato un fastidio che mi ha comunque accompagnato per quasi tutto il film. Ah, e non svelerò altro nel ringraziare per aver dipinto la cattolicissima Italia in questa stereotipata prospettiva, ma solo, parafrasando il trailer “Non dite che non vi avevo avvisato”.

 

The L word

L’altro giorno ero lì che perdevo un poco di tempo su internet, come succede a tutti (in questo preciso momento!), ma ci sono certi giorni che non riesci a concentrarti neanche due minuti su quello che devi fare. E se stai facendo una ricerca di qualche genere che ti permette di svolazzare da un sito all’altro con la giustificazione della ricerca, beh, è finita. Toh, guarda che link interessante, ah beh qua potrei trovare forse qualche informazione, mavà non avevo mai visto che…sì, le solite frasi. E così passi il tempo a rimbalzare da un posto all’altro, dove la maggior parte delle volte i siti sono orripilanti o totalmente inutili e di sicuro incongruenti con quanto di sano dovresti star facendo. Un bel preambolo per dire che alla fine dei rimbalzi mi son messa a vedere i primi due episodi di The L word.

lword

Fa sempre un certo che ammettere di guardare “cose che hanno a che fare con il sesso”, soprattutto con l’omosessualità perchè non sai mai come la prende chi ti legge, anche se premetti che hai l’animo puro. Sono curiosa ma poco avvezza alla tivì e ai suoi orari poi, la guardo poco e non amo molto seguire le serie televisive perchè tanto salto sempre troppe puntate . Perciò mi è sempre rimasto il frizzico di vedere questo telefilm del quale tanto si diceva - scandalizzati -  in giro (è già alla quinta stagione). A parte un sacco di scene di baci e sesso (fa sempre audience…specie tra gli uomini), mi è sembrato carino, con le solite trame che ti intrigano e ti vien voglia di sapere chi farà cosa. Ho pensato che forse mi sarei vista ancora qualche puntata per sapere se la bella e maledetta si ravvede prima o poi e, oddio, sono già entrata nel circolo vizioso dei telefilm e non me ne sono accorta. Così ho spento tutto e mi sono fatta un tè.

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Galateo 3000

Una noticina a margine di un articolo che ho letto su autorevole rivista (oh dai, non mi va di fare pubblicità, tanto sapete qual è), nella quale vengono forniti un sacco di consigli su come comportarsi sul web. Tipo:

non seguire più gente di quella che ti segue (su Twitter)

metti sempre l’oggetto alle mail

mai rendere pubblico il tuo status sentimentale

non devi scusarti mai per un post infelice

…e così via, per dieci pagine. Disegnini accattivanti e qualche battuta - con foto belle, devo dire - di Brad Pitt nei panni del Bastardo (vedi film di Tarantino). Così mi sono chiesta quanta gente avrà letto i consigli appuntandosi magari delle note. Cioè, alcune cose sono puro buon senso e ovviamente l’articolo va letto in chiave ironica. Ma la sua lunghezza mi ha fatto pensare anche a un certo compiacimento nell’elencare tutte ’ste notizie per geek, condivisibili o meno. Perciò mi sono preoccupata, perchè l’unica che riesco a ricordarmi è il monito di sempre: Fai un back up di tutti i dati. Adesso.

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Due amanti

L’ho visto ieri sera e ci ho rimuginato su anche stamattina, prima di scrivere. Poi mi è venuto in mente!

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Traendo spunto dalla storia “Due amanti” di Dostoevskij, “Two lovers” racconta di Leonard che esce da una relazione finita male con la donna che avrebbe dovuto sposarlo e che, dopo aver tentato più volte il suicidio e riuscendo a mantenere una stabilità emozionale con l’aiuto delle medicine, ritorna a casa dai suoi genitori. La vita monotona tra il lavoro nel pulisecco di famiglia e l’affetto dei genitori - che, però, non riescono a comprenderlo - prende una svolta improvvisa nell’arco di qualche giorno: Leonard conosce Sandra e Michelle. La prima è figlia di un amico del padre con la quale questo è in affari, l’altra è una bionda un po’ svampita che cattura subito l’amore dell’uomo.

La trama è ottima (dipenderà anche dallo spunto!) e il cast pure. Finalmente una storia d’amore reale e non “da film”, dove le emozioni e le storie sono quelle di ogni giorno, tra scelte fatte e subite!

 

Il curioso caso di Benjamin Button

Anche su questo film ne ho sentite di tutti i colori. L’unico elemento comune alle critiche è che l’uso degli effetti speciali e del trucco per ringiovanire e invecchiare i protagonisti è magistrale. Ma andiamo con ordine.

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Benjamin Button nasce nel 1918 già vecchio: un neonato tutto raggrinzito e pieno di artrosi come un centenario. La madre muore dandolo alla luce e il padre, non riuscendo ad accettare un bambino con siffatte forme, lo abbandona davanti a una casa di riposo per anziani. Lì il bimbo cresce e diventa grande, ringiovanendo di anno in anno, come se l’orologio biologico per lui andasse al contrario. A questa storia si intreccia quella della donna che amerà per tutta la vita, Daisy. Vediamo (non è uno spoiler, tranquilli) Daisy alla fine dei suoi giorni mentre all’ospedale la figlia rilegge il diario di Benjamin e ne scopre la vita, venendo a conoscenza di una parte dell’esistenza di sua madre che ignorava totalmente.

Il film di David Fincher - regista di Fight Club, per intenderci - è un’epopea piuttosto lunga, a tratti emozionante, ma che sembra sempre rimanere in superficie, senza entrare troppo nella realtà delle cose. Attraversa in maniera anche troppo sognante alcuni passaggi storici americani, aggiungendo a mio avviso troppi eventi che impediscono, invece, di andare a fondo su altri temi dell’evoluzione del personaggio che andrebbero trattati. Cate Blanchett, che interpreta Daisy, è semplicemente stupenda e dimostra ancora una volta la sua grandezza di attrice, arricchendo il film con un’interpretazione sublime (se vedete la versione originale, noterete come moduli la timbrica vocale specie quando recita la parte della donna anziana), e pure Brad Pitt, per quanto non lo trovi eccelso, interpreta bene il suo ruolo.

 

Replicanti

Ha suscitato diverse critiche il nuovo film con protagonista Bruce Willis, “Il mondo dei replicanti“, che uscirà nelle sale a gennaio 2010 (fa impressione scriverlo! forse devo smettere di vedere film di fantascienza).

replicanti

Tratto dalla graphic novel “The surrogates” di Venditti e Weldele, il film narra di come nel futuro gli esseri umani si affidino completamente a dei surrogati robotici che svolgono la funzione di avatar, alla quale l’operatore umano è collegato e che comanda con impulsi sensoriali. Immaginate un mondo non molto diverso dal nostro attuale, dove le persone stanno chiuse in casa e vivono attraverso una replica di se stessi “incarnata” da un robot, una perfetta illusione di essere umano che si muove e ci vive in questo mondo. Permangono in questa società futura alcune frange estremiste di umani che non si vogliono piegare all’uso dei replicanti, e ovviamente succede un evento che mette in discussione tutta la fittizia realtà quotidiana nella quale la maggior parte della gente vive. Aggiungeteci poi il protagonista e non vi voglio svelare altro.

La trama è davvero interessante, gli effetti grafici e la realizzazione dei robot sono perfetti, nonostante ciò a tratti si ha l’impressione che i dialoghi scadano in una forse prevedibile banalità, tanto che alcuni illustri pareri della stampa (NY Daily News, tra gli altri) si chiedono se pure la sceneggiatura non sia stata scritta da un qualche replicante. Non esageriamo, e godetevi questo anticipo di una realtà futuribile non così irreale: potete scegliervi pure il replicante che più vi si addice!