Triestin

Ho deciso che di tanto in tanto dedicherò qualche spazio al dialetto che mi ha cresciuto, per non dimenticare le radici. Non ho ancora un’idea precisa di come sarà, forse un collage di parole e immagini che mi capitano sotto mano (continuamente!) o qualche accenno alle parole del passato e del presente, vedremo. Per ora, teniamo questa pagina provvisoria e la inizio con una poesia di Ferretti:

appurato che ciò che mi serve non lo si può comprare

nemmeno perorare troppo a lungo che ci si incanta

come la puntina sull’LP vinile rosso che più non posso

ripete ad libitum di serenase e valium

campo su un crinale invecchio al vento

e neve nel suo tempo come tranquillante

per quello che è stato nominato

per quello che è avvenne che non contento di me

tornai a casa

e dietro l’angolo vortici, in verticale voragini

come camminare a Trieste quando s’alza la bora

e tutto ciò che si muove geme

geme e s’intona

lo spazio s’agita m’inquieta m’accora

i miei passi sul passato ciò che era ciò che è stato

l’incedere su ieri con tutti i suoi pensieri

il futuro è sicuro un poco postumo un poco prematuro.

Di luce e d’ombra di pioggia e vento

vaglio i miei giorni e alle vampe li rendo.