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the tree of life

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(ovvero “L’albero della vita”)

Sulla scia dell’entusiasmo che percepivo per il film appena presentato al festival di Cannes, mi son fatta ingannare e son finita a vederlo al cinema. La storia è ambientata in America negli anni Cinquanta, dove una famiglia si forma da un padre autoritario e una madre sensibile e remissiva. Il figlio più grande dei tre che nascono dalla loro unione inizia il suo percorso e prosegue costantemente stretto tra due vie così diverse, incarnate dai genitori, e attraversa numerose fasi della vita tra morte, amore, odio e natura.

Innegabile è la qualità del lavoro, fatto di scene bellissime soprattutto nei piccoli dettagli, uno sguardo insolito sul mondo visto da prospettive inusuali (dal basso,  rotanti, verso l’alto, microscopiche e soprattutto macroscopiche): la fotografia è splendida. Detto questo…il film è noioso, pieno di frammenti che più che dare una visione non lineare della storia la confondono, la complicano inutilmente per cercare il senso della vita fino agli albori della sua nascita e ai dinosauri - sì, dinosauri. Le frasi spesso banali che vengono dette in sottofondo ci starebbero anche, sono pur sempre domande eterne che continueremo a porci (il perchè del dolore, il rapporto tra fede e vita), ma l’eccessivo simbolismo e la volontà di spezzettare una storia in dettagli a volte troppo rapidamente scorsi, mi hanno tenuto sospesa per poco e poi allontanato del tutto la mia attenzione.

 

Galateo 3000

Una noticina a margine di un articolo che ho letto su autorevole rivista (oh dai, non mi va di fare pubblicità, tanto sapete qual è), nella quale vengono forniti un sacco di consigli su come comportarsi sul web. Tipo:

non seguire più gente di quella che ti segue (su Twitter)

metti sempre l’oggetto alle mail

mai rendere pubblico il tuo status sentimentale

non devi scusarti mai per un post infelice

…e così via, per dieci pagine. Disegnini accattivanti e qualche battuta - con foto belle, devo dire - di Brad Pitt nei panni del Bastardo (vedi film di Tarantino). Così mi sono chiesta quanta gente avrà letto i consigli appuntandosi magari delle note. Cioè, alcune cose sono puro buon senso e ovviamente l’articolo va letto in chiave ironica. Ma la sua lunghezza mi ha fatto pensare anche a un certo compiacimento nell’elencare tutte ’ste notizie per geek, condivisibili o meno. Perciò mi sono preoccupata, perchè l’unica che riesco a ricordarmi è il monito di sempre: Fai un back up di tutti i dati. Adesso.

wired_pitt

 

Il curioso caso di Benjamin Button

Anche su questo film ne ho sentite di tutti i colori. L’unico elemento comune alle critiche è che l’uso degli effetti speciali e del trucco per ringiovanire e invecchiare i protagonisti è magistrale. Ma andiamo con ordine.

benjamin-button

Benjamin Button nasce nel 1918 già vecchio: un neonato tutto raggrinzito e pieno di artrosi come un centenario. La madre muore dandolo alla luce e il padre, non riuscendo ad accettare un bambino con siffatte forme, lo abbandona davanti a una casa di riposo per anziani. Lì il bimbo cresce e diventa grande, ringiovanendo di anno in anno, come se l’orologio biologico per lui andasse al contrario. A questa storia si intreccia quella della donna che amerà per tutta la vita, Daisy. Vediamo (non è uno spoiler, tranquilli) Daisy alla fine dei suoi giorni mentre all’ospedale la figlia rilegge il diario di Benjamin e ne scopre la vita, venendo a conoscenza di una parte dell’esistenza di sua madre che ignorava totalmente.

Il film di David Fincher - regista di Fight Club, per intenderci - è un’epopea piuttosto lunga, a tratti emozionante, ma che sembra sempre rimanere in superficie, senza entrare troppo nella realtà delle cose. Attraversa in maniera anche troppo sognante alcuni passaggi storici americani, aggiungendo a mio avviso troppi eventi che impediscono, invece, di andare a fondo su altri temi dell’evoluzione del personaggio che andrebbero trattati. Cate Blanchett, che interpreta Daisy, è semplicemente stupenda e dimostra ancora una volta la sua grandezza di attrice, arricchendo il film con un’interpretazione sublime (se vedete la versione originale, noterete come moduli la timbrica vocale specie quando recita la parte della donna anziana), e pure Brad Pitt, per quanto non lo trovi eccelso, interpreta bene il suo ruolo.