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this must be the place

Finalmente! Lo aspettavo dai primi trailer di quest’estate, dalle prime scene e interviste che ho potuto vedere. Certi perchè non si spiegano, qualcosa ti colpisce e allora vuoi sapere veramente se è giusto che sia così. E per me lo era.

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Da venerdì nelle sale italiane - ripeto, finalmente! - è uscito “This must be the place”, il nuovo film di Sorrentino con Sean Penn. La storia elabora il personaggio di Cheyenne, darkettone mai cresciuto, che abbandona il suo successo musicale vent’anni orsono per condurre un’esistenza tranquilla e piuttosto noiosa, finché un giorno non apprende della notizia della morte di suo padre, con il quale non ha rapporti da trent’anni circa. Vola dunque in America e si scopre a voler proseguire le ricerche intraprese dal suo vecchio sulle tracce di un criminale nazista, per riuscire a superare il nodo irrisolto del loro rapporto inesistente.

Con una colonna sonora perfetta e una fotografia molto curata, Penn spicca con un’interpretazione magistrale e un personaggio pulito e ironico che conquista. Yeah.

 

milk

Sono andata al cine aspettandomi grandi cose, ho visto Milk.

Sean Penn è davvero ottimo nel ruolo del primo omossessuale americano dichiarato che nel 1978 è riuscito a ottenere un incarico politico in California. Il film, diretto da Gus Van Sant, è la biografia di Harvey Milk, girata in stile documentario - alcune scene sono tratte da archivi dell’epoca - che ripropone i tratti salienti della vita di quest’uomo politico, assassinato da un ex consigliere comunale assieme al sindaco di San Francisco.

Molto spazio è lasciato nella storia alle lotte per l’affermazione dei diritti degli omosessuali e alla dura repressione che hanno subito centinaia di persone, picchiate e discriminate per il loro orientamento sessuale, con immagini e parole che non possono lasciare indifferenti.

Se da un lato, perciò, il film è coinvolgente e fa leva sull’animo dello spettatore, aiutato anche dall’interpretazione di Penn (candidato all’Oscar), dall’altro lato risulta a tratti lento e forse retorico, per quanto la prospettiva sia totalmente condivisibile.