Archive for the ‘musica’ Category

Nina vestita di voce

Andava vista, così abbiamo vinto le stanchezze del mercoledì sera e siamo andati a sentire Nina Zilli.

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Personalmente ho passato giorni - se non settimane - a cantarmi più o meno sottovoce “L’uomo che amava le donne”, non mi riusciva di togliermi la sua voce così soul dalla testa!

Il concerto è stato carino, buona la The Smoke Orchestra ad accompagnarla e lei impeccabile con una voce che tocca proprio le corde giuste del cuore. Peccato per i vestiti di scena che, come ha raccontato simpaticamente Nina stessa dal palco, sono rimasti a casa, lasciandola così vestita easy senza quel fascino retrò al quale molti si sono legati, fatta eccezione per l’acconciatura stile Amy Winehouse. Inviti continui alle donne a tirar fuori gli attributi, dedicando alcuni brani alle “donne con le palle pesantissime” ma anche agli uomini, con quei ritmi sixty e irresistibili che animano canzoni del suo album ma regalando al pubblico anche diverse cover dei suoi artisti preferiti.

 

She and Him…voglia di anni Sessanta!

Tra qualche giorno uscirà il nuovo disco di She and Him, duo indie formato da M.Ward e dall’attrice Zoey Deschanel. Se avete voglia di serenità, di una musichina da sentire in macchina mentre andate in viaggio incontro alla primavera, beh, “Volume Two” è l’album giusto. Provare per credere.

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Primitivi del futuro

Avete già sentito l’ultimo dei Tre Allegri Ragazzi Morti?

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Per me è sempre strano opinare su qualcosa che fa così parte della mia vita passata/presente, non ho forse eccessiva obiettività. Però provate a farvi qualche ascolto… Vi avviso che vi stupirà, è ben innovativo questo disco fresco fresco che uscirà il 5 marzo 2010. Se volete ascoltarlo senza sapere niente, non leggete. Fatto l’avviso, ve ne racconto un’impressione breve e generale. Anzi, lo potrei riassumere con una parola: “spiazzante”. Immaginate i testi dei TARM su una base totalmente inattesa in levare, tanto reggae. Così a primo impatto è piacevole, anche per il coraggio che hanno dimostrato con una scelta che presumibilmente lascerà perplessi molti vecchi fan.

(Qui trovate alcune spiegazioni dei diretti interessati)

 

Sanremo

Finita l’amata/odiata kermesse, si tirano le somme. Oh no, non ho intenzione di fare un papirone su questa manifestazione nazional-popolare che sempre fa parlare di sè, nel bene e nel male. Voglio dire due parole soltanto: ma vi aspettate davvero che vinca il migliore? Ho visto solo a tratti qualche puntata, giusto per dovere di cronaca e per farmi un’idea dell’andazzo generale. Mi è capitato anche di vedere il vincitore esibirsi, e nemmeno per un secondo ho pensato che avrebbe potuto vincere, senza nulla togliere al cantante, ma semplicemente perchè altri cantanti erano molto più bravi o portavano canzoni più interessanti. Per quanto, comunque, non è che ci fosse tutta ’sta eccellenza. Tuttavia si parla sempre di gusti personali, che non tengono conto di tutto quanto gravita attorno a un evento del genere, tra cui sicuramente un sacco di interessi di vario tipo. Italia sì, Italia no, ed è sempre polemica.

SANREMO 2010: SECONDA SERATA

 

Nostra Venere

Sì! Un altro concerto di Carmen Consoli!

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Ci sono stati due fronti compatti, uno pro e uno critico, a opinare sull’esibizione di sabato 20 febbraio a Pordenone. Io mi trovo nel mezzo tra i due. E’ vero, il suono non era sempre così curato, poi la novità di trovarla al basso anzichè alle chitarre, alcuni nuovi arrangiamenti (a me personalmente sono piaciuti…sarà che ne ho sentiti talmente tanti di suoi concerti, che l’innovazione la trovo sempre un ottimo espediente per mantenere viva la musica. E anche se suonano come la disco degli anni ‘80? Meglio!), insomma, una serie di fattori che vedono diversi partecipanti un po’ perplessi a fine serata. Carmen passa da canzoni nuove a quelle vecchie con semplicità, molto spesso spiegandone i contenuti e il contesto che l’ha portata a scriverle, piacevolmente strano sentire anneddoti e riflessioni dalla sua voce, intercalando il tutto con qualche frase in catanese.

Così si passa dall’intro in francese di “Gamine impertinente” a “Lingua a sonagli”, “Vorrei dire”, “Venere storpia”, “Komm Wieder” o “Fiori d’arancio”, per citare alcuni brani: quasi tutti i suoi album toccati oltre all’ultimo “Elettra”, in un mix che accontenta i nuovi e vecchi fan. E, almeno io, me ne vado a casa contenta.

 

estate

Ieri sera sono stata a sentire dei concerti, anche belli a dir il vero, ad un festival che conosco bene. Ho sentito, ad esempio, la Banda Improvvisa: un’orchestra vera e propria di musica folk tradizionale davvero godibile. Sicché poi si è aperto un dibattito sul perchè la maggior parte delle persone preferisse andare a sentire un gruppo di freakettoni con la ciaramella, bravi, in un altro concerto in una piazza limitrofa dove il pubblico ballava in visibilio ogni sorta di danze tradizionali alla bell’e meglio. Non mi sono data grosse risposte, ero impegnata con la taranta.

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il peggior tizio del rock’n'roll

Questa recensione la trovate qui.

Micah P Hinson e la sua America tra folk e post rock

Micah P Hinson sale sul palco con una formazione estremamente ridotta, che lo vede alla voce e chitarra, accompagnato dalla moglie Ashley alle tastiere e dal batterista Nicholas Phelps. Si inizia con “You’re only lonely”, brano tratto dal secondo album “The Opera Circuit”, meno complesso nell’arrangiamento ma eseguito fedelmente rispetto alla versione del disco, seguito da “Beneath the rose”, ballata costruita su un arpeggio quasi ipnotico che si può considerare un suo classico. Il set è interamente caratterizzato dall’uso della chitarra elettrica e da suoni che richiamano alla tradizione country con venature post rock. È il silenzio che stupisce continuamente: mentre lui canta il pubblico lo ascolta partecipe, e se qualcuno accenna le parole della canzone viene zittito, il concerto va seguito con attenzione e rispetto. Dall’ultimo album, “The red empire orchestra”, ci fa sentire una bella “When we embraced”: struttura classica e impeccabile arrangiamento. Passato il momento country con banjo e chitarra, nel quale Hinson dimostra di essere impregnato della musica delle sue origini e di divertirsi molto a suonarla, si cambia registro con “Diggin’ a grave”, eseguita in versione elettrica con riverberi quasi noise. Belli e spiazzanti i pezzi con batteria in quattro e ritmi sospesi, quando va oltre la calma urlando qualche parola. Dall’ultimo album suona anche l’intima “Tell me it ain’t so”, mentre “Patience”, da “The gospel of progress”, con un crescendo che non lascia scampo e la voce rotta, preannuncia la fine del concerto, data dall’acclamata “The leading guy”: pezzo dalle varie interpretazioni che parla di un musicista, il peggior tizio del rock n’roll… chissà di chi parla.

(un grande ringraziamento a dario)
 

In volo libero sugli anni andati

Questa è la recensione sui Marlene Kuntz (17 aprile 2009 Roncade - New Age) che ho scritto per il Giornale della Musica:

Il locale è gremito ma l’attesa è lunga prima di vederli salire sul palco. I Marlene Kuntz ritornano in assetto elettrico e rock dopo il tour invernale che li ha visti nei teatri di tutt’Italia con un sound, invece, più intimo e ricercato. Sfoggiano il loro nuovo album che raccoglie una sintesi dei migliori - e non solo dei più famosi - lavori di quasi vent’anni di carriera, intitolato “Best of”, che contiene anche dei brani inediti.

La formazione vede il nucleo storico formato dal leader Cristiano Godano alla voce e chitarre, Luca Bergia batteria, Riccardo Tesio chitarre, con l’aggiunta dell’ottimo Davide Arneodo a tastiere, violino e percussioni, e Luca Lagash Saporiti, bassista dei La Crus.

Si comincia significativamente con un brano dell’album che ha forse segnato l’inizio di una svolta musicale per i loro fan di vecchia data, “L’abbraccio” tratto da “Che cosa vedi” del 2000. Godano ha spesso raccontato della frattura che si è avvertita tra i sostenitori del gruppo in seguito alle scelte artistiche che hanno segnato l’evoluzione naturale dei M.K proprio negli anni in cui usciva questo album, e questa scissione a tratti si respira nelle reazioni degli ascoltatori durante la performance. L’esibizione continua con “111” da “Uno” del 2007, per poi tornare indietro di qualche anno all’album “Senza peso” con il brano “L’uscita di scena”, potente e nervosa.

Il momento clou del concerto arriva, come da copione, quando il gruppo intona le note di “Festa mesta”, tratto dal primo album “Catartica” del 1994. Nella stessa posizione in cui si trovano originariamente nel disco, a formare un tutt’uno, seguono “Sonica” e “Nuotando nell’aria”, e il pubblico balla e si spinge in visibilio.

Per accontentare anche chi li segue da poco, i M.K. eseguono l’ultimo singolo, cover della P.F.M., “Impressioni di settembre”, che ha avuto un buon successo e che infatti più o meno tutto il pubblico canticchia contento. In un momento di quiete, si torna ancora indietro con “A fior di pelle”, nella parte forse più melodica e pacata della serata, cui segue la poetica “Il solitario”, dal più recente “Bianco sporco”. Il suono è pulito e preciso, anche se i testi più recenti sembrano avere meno impatto rispetto alla forza espressiva che trasuda dai primi album.

Ancora un ritorno alle loro sonorità più sperimentali di “Ho ucciso paranoia” con “Questo e altro” e, dal precedente, con la canzone “Primo maggio”, arricchite tutte dalla presenza del polistrumentista Arneodo. Arriviamo nuovamente fino agli albori della loro produzione con due brani tratti da “Il vile”: “Come stavamo ieri” e “Ape regina”, che ricevono consensi fragorosi nel godimento del pubblico.

Semplicemente, “Grazie” chiude il set, seguita da ben due bis. Acclamati, i Marlene Kuntz eseguono tra le altre “Canzone in prigione”, inedito legato al film appena uscito “Tutta colpa di Giuda”, che è anche l’esordio cinematografico del cantante Cristiano Godano in qualità di attore, e un altro nuovo brano inedito tratto dall’ultimo cd, intitolato “Il pregiudizio”, per concludere con una fine “Ineluttabile”, sinuosa in una versione riarrangiata e distorta.

È sempre strano sentire un gruppo che ha segnato, personalmente, la tua crescita musicale e la storia del rock italiano più in generale, accorgendosi in modo inevitabile che la musica cambia e le persone che la ascoltano anche, ma che i Marlene Kuntz conservano ancora intensità, energia e quell’atteggiamento, indefinibile, che da sempre li contraddistingue.

 

Lombroso

Ieri ho visto lo splendido duo a Codroipo.

In attesa di farne recensione (si spera!) e di pubblicarla qui, vi posso consigliare di andarli a vedere se vi capitano nelle vicinanze ma anche se dovete farvi un po’ di strada: meritano uno sforzo. Sono in due, ottimi musicisti, e sul palco danno un’energia che ti travolge e che nei pezzi puliti che avevo sentito registrati non traspariva così tanto. Il resto ve lo racconto presto…

 

Sempre allegri bisogna stare

Ecco la recensione che è apparsa su Il Giornale della Musica on line sulla Bandabardò, concerto del 14 febbraio 2009 a Pordenone. 

Bisogna ammettere che a un loro concerto si va sul sicuro: due orette piacevoli tra chiacchiere, musica e ballo sono garantite. La band si presenta sul palco con la formazione consolidata che vede Enrico Greppi alla chitarra acustica ritmica e alla voce, Alessandro Finazzo alla chitarra, Marco Bachi al contrabbasso e basso, Andrea Orlandini alla chitarra elettrica e alle tastiere, Alessandro Nutini alla batteria e Jose Ramon Caravallo Armas alle percussioni e alla tromba. Il tour che li sta portando in tutta Italia segue l’uscita di settembre 2008 del nuovo disco “Ottavio”, curiosamente strutturato come un dramma teatrale in quattro atti sulla vita dell’antieroe Ottavio, maschera dell’innamorato nella commedia dell’arte, che nella vita è alla ricerca di amore e felicità. Si comincia con il brano “Uomini celesti”, attorno a me il pubblico già balla con gran sorrisi (anche le signore non più tanto giovani che mi stanno davanti). Dopo il brano “W Fernandez” le mani sono tutte su, basta un piccolo cenno del cantante perchè la partecipazione non manca e così sarà per tutta la durata del concerto. Il repertorio spazia tra i passati album “Fuori orario”, “Tre passi avanti”, “Se mi rilasso…collasso”, “Mojito football club”, per citare i più conosciuti, ma ovviamente non mancano i pezzi tratti dall’ultimo disco. Il gruppo mette in scena una vera e propria narrazione con tanto di costumi scherzosi per fare da preambolo al racconto musicato della vita di Ottavio, dall’infanzia (“Bambino” e “Timido tango”) passando per le cattive compagnie (“Lilù si sposa”), l’amore (“Senza parole”) e la fuga (“La vedova Begbick”). Quando partono le prime note applausi e urla accolgono tante delle canzoni che sono ormai simbolo della Bandabardò, “Filastrocca 2”, “Ubriaco canta amore”, “Mama nonmama”, ma anche il piccolo tributo a De Andrè con “Un giudice”, cantata dal pubblico emozionato in coro. Dopo il bis e un finale danzerino, le persone che gremiscono il locale si diradano contente e di certo ci saranno numerosi coretti in macchina al ritorno…