Archive for the ‘musica’ Category

a volte il caso

Mi sono girata verso la libreria pensando ad altro, e mi è caduto l’occhio su un libro di Cristina Donà. Reperti di un passato che mi sembra lontanissimo, di inverni con le ore lunghe dove potevi stare distesa a fissare il soffitto.

“Ho cercato di scrivere cose solari, senza tener conto della mia perenne oscurità.”

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Oh, che piacere quando per caso scopri che si tiene nelle tue vicinanze un bel concerto, che il clima è clemente dopo la pioggia incessante del pomeriggio, che ci sono gli amici intorno. Me lo son proprio goduto a Sexto ‘Nplugged ieri sera il concerto di Agnes Obel e quello di Scott Matthew (che tra l’altro è piuttosto simpatico), che conoscevo per aver fatto la colonna sonora del bel film Shortbus. Che dire, già l’unplugged è piacevole, regala l’ascolto di voci e strumenti in maniera pulita, e con la buona acustica l’unico fastidio era sentire lo stappare delle bibite al bar in fondo al chiostro, mentre tutto attorno l’atmosfera è di religioso silenzio. Pianoforte e violoncello per Obel, chitarre, violoncello e ukulele per Matthew, il tutto condito da due voci che non possono lasciare indifferenti. Bello.

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Non mi riesce di spiegarvi qualcosa su queste canzoni: tante emozioni! Ascoltatele e decidete voi (qui il link a un sito che recensisce “What what what” di Stop The Wheel).

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Nirvana

Per i vecchi fan, strumenti, foto e oggetti in mostra a Seattle in una mostra dedicata a coloro che “portarono il punk alle masse”. Mi fa sempre tristezza pensare a tutto questo e non so se mi passerà mai, quindi ve lo dico così, giusto se qualcuno ha interesse, qui trovate un’anteprima, alcune testimonianze e la possibilità di condividere i vostri memorabilia…

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gli ultimi giorni

Non volevo vederlo, per il semplice e forse sciocco motivo che Kurt Cobain è uno dei personaggi che più ha influenzato la mia adolescenza e non nascondo di provare una sorta di venerazione nei suoi confronti per tutto ciò che ha rappresentato. Così come non ho voluto leggere il suo diario per anni, né vedere le varie schifezze che prosperano appena un mito lascia questo mondo. E’ capitato, ce l’avevo sottomano e ho visto il film.

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Tanti silenzi, inquadrature fisse lunghissime, dialoghi scarni o inesistenti, spesso incomprensibili… Non mi aspettavo niente del genere ma non ne sono rimasta delusa, meglio questo ritratto anti-divinità che qualcosa di idolatrante del tipo che figata la vita di una rockstar. Si raccontano gli ultimi giorni della sua vita, tra amici indifferenti e sofferenza, incapacità di agire in sequenze che appaiono interminabili e confuse, e che a volte si ripetono da diverse angolazioni. Immagini dentro immagini e pensieri, senza nessuna volontà di svelare misteri ma soltanto un occhio distante che osserva con obiettiva freddezza la fine di un mito.

 

odio il capo

Niente di diverso da quello che mi aspettavo per il concerto dei Motel Connection, ero in vena di sentire questo genere di musica e mi son divertita. Forse fa impressione solo quando penso agli anni che sono passati dalla prima volta che ho sentito una loro canzone, costola dello stile Subsonica, e all’età che avanza anche sui volti e i fisici dei musicisti davanti a me. Intorno invece, quasi solo gioventù: braccialetti luminescenti al buio, tacchi - a un concerto del genere? - e bei vestiti, centinaia di cellulari  e fotocamerine che riprendono pezzi di serata. E’ qualcosa che solitamente evito, ma ci può stare, intendo il fatto di fare qualche foto o breve video di un evento. Anche se la moderazione sarebbe una buona cosa: perchè vai a un concerto per passarlo nella sua interezza dietro uno schermino, anziché guardare e sentire con i tuoi sensi mentre sei lì presente? Aberrazione più totale nel tizio davanti a me, che è stato per mezz’ora su Facebook (vi chiederete perchè non mi son fatta i  miei affari? Vi dirò che al buio della sala lo schermo del cellulare è come un faro nella notte, e già che eravamo delle sardine, non ho potuto evitare di chiedermi cos’avesse da smanettare tanto il suo I-phone. Ecco.).

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Bene, lamentele a parte - e dire che mi sono contenuta ma potrei continuare… - questo post per dirvi anche di tener d’occhio gli Hate Boss, gruppo veneto che avevo avuto modo di sentire tempo fa e che dal vivo, ammetto, fanno scintille.

 

controfase

Termine riferito a due onde (tipicamente due sinusoidi) che presentano una differenza di fase di 180 gradi. Non ricordavo il significato del vocabolo che dà nome a questo gruppo, me lo sono cercato e vi ho attaccato la definizione, ché magari ai precisi/curiosi interessa. Sul sito a dir il vero piuttosto minimal ci sono degli estratti dei loro pezzi. Ci sono arrivata per i soliti casuali mille giri di internet, rimandi da un sito all’altro, e ho ascoltato i brani mentre facevo altro - ormai mi vien quasi difficile fare una cosa alla volta, dannato multitasking! -. Qui trovate maggiori informazioni su questo duo/trio di Bolzano, una musica elettronica che sembra puntare alla ricerca più estrema di fusione tra suoni ruvidi e moderni, in bilico tra l’acustico e l’elettro-ambient minimale, enjoy.

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Nina vestita di voce

Andava vista, così abbiamo vinto le stanchezze del mercoledì sera e siamo andati a sentire Nina Zilli.

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Personalmente ho passato giorni - se non settimane - a cantarmi più o meno sottovoce “L’uomo che amava le donne”, non mi riusciva di togliermi la sua voce così soul dalla testa!

Il concerto è stato carino, buona la The Smoke Orchestra ad accompagnarla e lei impeccabile con una voce che tocca proprio le corde giuste del cuore. Peccato per i vestiti di scena che, come ha raccontato simpaticamente Nina stessa dal palco, sono rimasti a casa, lasciandola così vestita easy senza quel fascino retrò al quale molti si sono legati, fatta eccezione per l’acconciatura stile Amy Winehouse. Inviti continui alle donne a tirar fuori gli attributi, dedicando alcuni brani alle “donne con le palle pesantissime” ma anche agli uomini, con quei ritmi sixty e irresistibili che animano canzoni del suo album ma regalando al pubblico anche diverse cover dei suoi artisti preferiti.

 

She and Him…voglia di anni Sessanta!

Tra qualche giorno uscirà il nuovo disco di She and Him, duo indie formato da M.Ward e dall’attrice Zoey Deschanel. Se avete voglia di serenità, di una musichina da sentire in macchina mentre andate in viaggio incontro alla primavera, beh, “Volume Two” è l’album giusto. Provare per credere.

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Primitivi del futuro

Avete già sentito l’ultimo dei Tre Allegri Ragazzi Morti?

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Per me è sempre strano opinare su qualcosa che fa così parte della mia vita passata/presente, non ho forse eccessiva obiettività. Però provate a farvi qualche ascolto… Vi avviso che vi stupirà, è ben innovativo questo disco fresco fresco che uscirà il 5 marzo 2010. Se volete ascoltarlo senza sapere niente, non leggete. Fatto l’avviso, ve ne racconto un’impressione breve e generale. Anzi, lo potrei riassumere con una parola: “spiazzante”. Immaginate i testi dei TARM su una base totalmente inattesa in levare, tanto reggae. Così a primo impatto è piacevole, anche per il coraggio che hanno dimostrato con una scelta che presumibilmente lascerà perplessi molti vecchi fan.

(Qui trovate alcune spiegazioni dei diretti interessati)