Archive for the ‘libri’ Category

la danza della realtà

Non so dove vado, ma so con chi vado.

Non so dove sono, ma so che sono in me.

Non so che cosa sia Dio, ma Dio sa che cosa sono.

Non so che cosa sia il mondo, ma so che è mio.

Non so quanto valgo, ma so non fare paragoni.

Non so che cosa sia l’amore, ma so che godo della tua presenza.

Non posso evitare i colpi, ma so come sopportarli.

Non posso negare la violenza, ma posso negare la crudeltà.

Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare me stesso.

Non so che cosa faccio, ma so che sono fatto da ciò che faccio.

Non so chi sono, ma so che non sono colui che non sa.

jodorowsky

Ecco, mi piaceva trascrivere il finale della biografia di un uomo non convenzionale, che a me è sempre piaciuto.

 

libertà

Premetto che non ho letto il primo romanzo di Franzen, di cui però ho sentito un gran bene. Direi che questo “Libertà”, osannato da qualcuno come un capolavoro, mi ha lasciato in realtà un senso di insoddisfazione costante fino all’ultima pagina, e se sono andata avanti con la lettura è solo perchè a stento abbandono un libro comunque scorrevole almeno per saziare la curiosità di capire che fine fanno i personaggi. Solo qualche frase illuminata e disseminata nel testo si salva da un magma enorme di noia, soprattutto su pagine interminabili di elenchi o dettagli precisi all’inverosimile che lo scrittore usa come espediente per descrivere un carattere o il contesto di una situazione. La trama racconta di una famiglia borghese che in qualche modo si interroga sul senso della libertà nell’America di oggi.

liberta

 

la civiltà dell’empatia

In passato mi sono letta altre cose di Rifkin (es. “Economia all’idrogeno”), trovandolo sempre molto interessante e acuto. Soprattutto dà l’idea di essere uno che sa quello che dice, e spiega molti aspetti dal suo punto di vista di esperto economista senza troppi filosofeggiamenti. Il succo di questo imponente saggio è la tesi che vede l’uomo ormai agli sgoccioli della sua capacità di sostentamento, in un’economia in crisi evidente e su un pianeta le cui risorse - ce ne siamo accorti tutti, anche i più ottusi - sono in graduale esaurimento. L’uomo è un essere empatico, ma se finora è stato abituato a muoversi nella sua cerchia ristretta comunitaria, si trova ad affrontare un allargamento dei confini di questa comunità che è diventata virtuale e molto più estesa. Se saremo in grado di ampliare anche le nostre coscienze empatiche e sfruttare quest’opportunità, forse ci riusciremo a mettere sulla buona strada per non collassare come intero sistema planetario. L’utilizzo poi delle fonti energetiche alternative (vedi l’idrogeno) su larga scala, ci potrebbero salvare la pelle anche se, me ne rendo conto, qualcuno ci ha instillato il dubbio che le energie alternative non coprirebbero mai i nostri fabbisogni così estesi. Sto cercando di riassumere anche se la cosa risulta estremamente limitativa, perciò vi consiglio di provare a leggerlo, partendo con la mente sgombra.

civilta-empatia

“La generazione che si è affacciata alla conoscenza nel terzo millennio dà per scontato che il mondo è fatto di condivisione e cooperazione. Le vecchie generazioni hanno ancora un’idea del cambiamento dettato dall’alto verso il basso, i giovani vivono in una dimensione decentrata, sono interconnessi orizzontalmente, senza gerarchie. I nostri figli ogni giorno attraverso GoogleMap si percepiscono come cittadini del pianeta terra. Questi ragazzi abituati a usare Skype per parlarsi col compagno di Tokyo intuiscono che siamo un’unica famiglia planetaria, per loro è più facile comprendere che ogni gesto quotidiano in ogni angolo del mondo ha un impatto in tempo reale sulla biosfera e colpisce la specie umana ovunque essa si trovi. Li si è già avviata la transizione verso una nuova forma di coscienza”.

(sempre più l’insegnamento che Gandhi diede all’epoca mi risulta utile alla vita serena di oggi: se vuoi vedere un cambiamento, inizia ad essere tu quel cambiamento. i nostri piccoli passi sono fondamentali.)

empatia

 

l’arte della gioia

sapienzaHo visto questa foto solo dopo aver letto il libro di Goliarda Sapienza, ma vi assicuro che racchiude tutte le parole che vi ho trovate scritte. C’è la Sicilia dal retrogusto a volte amaro in una storia che si dipana dall’inizio del secolo scorso e ripercorre gli eventi della vita di una donna tra amori, guerra, politica e tutto quello che può contenere una vita. Le gesta coraggiose che eleggono Modesta da povera a principessa, eccentrica e libera in un mondo in continua trasformazione.

 

il corpo delle donne

Al di là di tutto, polemiche e pregiudizi, sarebbe una bella cosa leggersi questo libro. E vedere il video, poi. Ma leggerlo anche con atteggiamento critico, come è giusto che sia, e solo dopo commentarlo. Il lavoro della Zanardo ha molti pregi, se non altro ci mette di fronte alla realtà televisiva (e non) che ogni giorno ci troviamo davanti agli occhi cui, spesso, siamo troppo assuefatti per riconoscere nella sua vera natura. Non essendo una grossa fruitrice del mezzo, ancora riesco a mantenere il distacco necessario per avere gli occhi puliti mentre la guardo, così mi succede anche per le pubblicità e le riviste e tutti i luoghi dove il corpo - specie quello femminile - viene svenduto per un tubetto di crema. Qui non si tratta di femminismo vecchia maniera, ma soltanto di riconsiderare il ruolo che ci hanno appiccicato addosso, i modelli che ci vengono proposti e i desideri che tutti sembriamo avere: essere e avere tante bamboline simili tra loro che dicon solo di sì. Che tristezza. Suggerisco dunque, se possibile, astinenza controllata dai programmi spazzatura che farebbe sempre bene, e un po’ più di consapevolezza nell’essere recettori dei messaggi che ci bombardano ogni giorno, ovunque: a casa, per strada, al lavoro… Difficile, lo è, come tutti i cambiamenti necessari. Ma impossibile, no.

il-corpo-delle-donne

 

cit.

Che cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,

e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto

è bene che il curriculum sia breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.

Cambiare paesaggi in indirizzi

e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,

e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.

I viaggi solo se all’estero.

L’appartenenza a un che, ma senza perchè.

Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso

e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,

cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore

e il titolo che il contenuto.

Meglio il numero di scarpa, che non dove va

colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.

È la sua forma che conta, non ciò che sente.

Cosa si sente?

Il fragore delle macchine che tritano la carta.

W. Szymborska, “Scrivere un curriculum” - da L. Zanardo “Il corpo delle donne”.

 

parata di Pasqua

Una cara amica mi ha regalato “Easter parade” di Richard Yates, e me lo son mangiato. Era tempo che non attaccavo con fervore un libro, mi ha ricordato sapori di letture passate, quando pur con gli occhi stanchi ti dici “ancora un po’, poi vado a dormire”.

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Il libro racconta parte della vita di una famiglia americana, due sorelle che vivono con la madre e sullo sfondo il padre da cui quest’ultima a divorziato. Spostandosi di città in città diventano grandi e lasciano il nido, ognuna seguendo strade molto diverse tra loro, alla ricerca della felicità o di qualcosa che le assomigli. Il racconto viene affidato alla sorella minore, lucida e indipendente, la scrittura piacevole di Yates fa il resto.

 

togliamo il disturbo

Ho cominciato a leggerlo in fiducia, perchè la Mastrocola è una scrittrice che mi piace. E devo dire che in questo suo libro, a tratti controverso e sicuramente fuori dal coro, esprime idee interessanti e ci fornisce dati che tastano il polso della situazione critica della scuola dell’obbligo oggi in Italia.

mastrocola

Secondo lei, la scuola si sta modificando sempre più per venire incontro agli “utenti” finali, tenendo troppo da conto il surplus rispetto alla sostanza (quanti corsi extra curricolari ci sono, le gite, le ore di recupero anziché i programmi di studio, ad esempio). Il discorso è necessariamente generalizzato e forse spesso estremizzato, ma a vedere gli adolescenti di oggi vien un po’ di tristezza, così come sono dipinti. E da una persona che li vede ogni giorno a scuola, penso ci sia da fidarsi, ecco.

Mi ha fatto pensare su diversi argomenti che riguardano la società in toto e i suoi cambiamenti, come la progressiva disarmante assenza di autorevolezza (basta ascoltare la radio, dove in qualunque programma interviene l’uomo della strada a dare i suoi pareri su ogni cosa o il proliferare dei blog come il mio, che sono una perfetta persona qualunque ma dico la mia su tutto…), l’incapacità di usare una varietà lessicale ampia o la tendenza alla banalizzazione di qualsiasi situazione, per dirne alcuni. Io adoro internet e le nuove tecnologie e la possibilità che viene data a tutti di esprimersi, ma devo ammettere che la cosa può creare non pochi scompensi. Quanta fatica si fa a volte a trovare i contenuti di cui abbiamo bisogno in mezzo al mare mediatico che dà informazioni non richieste! È pericoloso, pure, specie per quelle persone che non riescono a discernere il parere di un esperto da quello di un millantatore, ad esempio, vedi tutti i siti dove vengono dati rimedi per malattie o simili.

Non sarò certo io a scagliarmi contro la tecnologia e le innovazioni delle quali tutti beneficiamo, ma credo che forse - per tornare all’argomento del libro - a volte proprio i genitori, che dovrebbero essere presenti nella vita dei propri figli, sono i primi che non riescono a capirne le esigenze. Perciò, come suggerisce l’autrice, ci vorrebbe un po’ di analisi di coscienza e prendere atto che, se è vero che siamo sempre più interconnessi e digitali, questo non presuppone un cambio totale dei metodi di studio o della capacità di attenzione - sempre più ridotta - di cui i giovani sono capaci. E speriamo che la scuola non vada allo sfascio, sempre più senza fondi e dove l’istruzione per prima viene quotidianamente attaccata dal potere politico che di volta in volta la accusa di qualcosa di diverso. Sempre che l’istruzione resti un cardine della società, in fondo.

 

la solitudine dell’artista

Non penso che il trionfo dei nuovi mezzi tecnici sia senza importanza in un mondo che tende a un nuovo umanesimo positivo e scientifico e che si sforza di rendere migliore la vita delle moltitudini; ma ritengo che anche domani le voci più importanti saranno quelle degli artisti che faranno sentire, attraverso la loro voce isolata, un’eco del fatale isolamento di ognuno di noi. In questo senso, solo gli isolati parlano e comunicano; gli altri - gli uomini della comunicazione di massa - ripetono, fanno eco, volgarizzano le parole dei poeti che oggi non sono parole di fede ma potranno forse tornare a esserlo un giorno.

albert_camus

Albert Camus

 

ricordi

Un  giorno di pulizie in cantina a casa dei miei genitori, ho ritrovato tutti i miei anni di scuola, fermi e per sempre fissati nei quaderni e nei libri dove ho sostato per decenni. A tratti mi sono emozionata, tra le bordurine delle elementari e le poesie (perchè maestra hai voluto farmi imparare a memoria “X agosto”? ho odiato Pascoli per anni poi), una strana sensazione mi ha preso con i temi di italiano delle superiori e le cose che avrei voluto diventare. Ora che mi posso guardare indietro con la maturità di una persona fatta - ma non finita - mi rendo conto di quanto piccini fossimo, di quanta poca corazza ci ricoprisse a difenderci dal mondo. Anche se facevamo gli spavaldi.

E ripenso a mille scenette coi compagni, a ore di studio, alla noia di qualche lezione e alla sensazione che il cervello mi si espandesse mentre conoscevo più cose e imparavo a ragionare, chiedendomi se ce l’avrei fatta a leggere tutti i libri che mi interessavano nonostante la scuola e i suoi doveri.

Come rivivere un mondo sepolto, una me stessa che è mutata in tante direzioni diverse. Così li ho buttati via, dopo averli rimirati a lungo. Non ho bisogno di loro per sapere come ero perchè ho sentito il solco della memoria vivido e fresco, pazienza se alcuni ricordi verranno cancellati e se altri saranno modificati, è stato bello e brutto e voglio ricordarlo da me.

school(image credits: shazie28)