Posted in libri on 02/21/2012 04:24 pm by admin
Ho rimandato troppo a lungo la sua lettura, me ne pento amaramente. Ma come spesso mi accade, prendo in mano il libro nel momento esatto in cui sono pronta a leggerlo, credo di averlo già detto. E così è stato.

Rinuncio a capire il perchè diffidassi dall’ultimo libro di Baricco, scrittore che apprezzo, e a maggior ragione questa diffidenza doveva essere abbattuta dal solo fatto che mi fosse stato regalato da una persona che stimo oltre ogni dire. Inutile cianciare, ne parlo brevemente per non togliervi il desiderio di leggerlo. Annoto soltanto che chi ha scritto la sinossi, pur nell’ardua situazione di dover definire una storia così particolare senza svelarne troppi dettagli, ha toppato, almeno in parte, poiché sminuisce il romanzo. Per fortuna l’ho letta dopo aver finito il libro.
Ci sono molti passaggi sui quali mi sono soffermata e che ho riletto più volte, per masticarmi le parole e sentirne la consistenza piacevole. Così ho preso la matita e, come facevo un tempo e da un po’ non mi capitava, ho segnato le righe da ricordare. Per essere sicura che ogni volta che prenderò in mano il libro mi ritornino alla mente quelle sensazioni. Vi interessa davvero la storia? Perchè la farò breve, solo per darvi l’idea: mi è sembrato un particolare non così rilevante. Inizia con uno scrittore che vuole abbandonare la scrittura ma si accorge che non ce la può fare, e si inventa una soluzione a questo problema che gli rendeva impossibile compiere un qualsiasi gesto quotidiano senza soffrire.
La leggerezza della scrittura ha fatto sì che me lo sia mangiato in pochissimo tempo, avendo la voglia che ci fosse ancora qualche pagina da leggere. Ci sono molti momenti che sospendono quello che vi sta intorno, come solo i bei libri sanno fare. E quando finiscono ti lasciano la sensazione di “un’incertezza da animale appena nato”.
Posted in pensieri on 02/20/2012 09:48 am by admin
Qualche giorno fa mentre camminavo col passeggino ho incontrato un bimbo nel giardino di una casa. Aveva un visetto simpatico e si è fermato a fissarci, allora ho sorriso e stavo per salutarlo quando mi ha fatto il gesto di una pistola con la mano e tutto serio ha detto “Bum!”. Probabilmente sono sensibile, ma non è la prima volta che mi succede. Al ché mi sono chiesta perchè la prima cosa che gli viene in mente di fare e cercare di spararmi come se fossi un nemico da abbattere e non fare qualsiasi altro gesto, un sorriso, una linguaccia, una pernacchia.

Certo che la violenza trasuda ovunque e i bimbi piccini non hanno cognizione di cosa significhi davvero sparare per uccidere e blabla, ma mi saliva il brivido pensando che mio figlio un giorno avrebbe fatto lo stesso gesto, orrendamente serio come lo sono per loro i giochi. Non ho intenzione di comprare pistole né di elogiargli la violenza o di ignorare che esista, benché sono sicura che in una qualsiasi congrega di altri piccoli verrà a contatto con i cowboy e si farà già una sua idea della cosa. Però ecco, che tristezza.
Posted in libri on 02/07/2012 09:56 am by admin
Non è il mio intento mettermi a leggere i manuali per sapere tutto su ogni argomento rilevante della vita di un neonato, però alcuni passaggi della sua vita sono particolarmente importanti e io sentivo carenza di sicurezza sullo svezzamento. Così un ottimo consiglio ricevuto da un’amica si è rivelato essere in linea con il mio modo di pensare e di vedere anche questo argomento. Dedicato soltanto a chi ha voglia di mettere in discussione preconcetti radicati nel modo di pensare non solo di nonne o amiche ma anche di molti pediatri, e soprattutto a chi non cerca ricette e diete prefabbricate ma ha voglia di capire e di agire secondo il proprio istinto. Che, finora, è quello che ho scoperto non sbagliare mai.
Ha poco senso svelarvi qualcosa del libro, piuttosto leggetelo. Lo stile è scorrevole e non pretenzioso, pur essendo un pediatra Piermarini sembra parlare come un esperto amico. Mi sono trovata d’accordo sull’atteggiamento da tenere nei confronti del famigerato svezzamento, che forse molte madri temono proprio perchè se ne sentono di tutti i colori e anche probabilmente perchè spesso coincide con il ritorno al lavoro. Tutte le insicurezze di questo cambiamento nella serena routine dei primi mesi vengono alimentate poi da chiunque voglia dire qualcosa in merito. Un po’ come tutti gli argomenti importanti della crescita di un bambino, del resto. Credo perciò che se siete riuscite a mantenere la calma finora, anche arrivati al passaggio critico dell’inserimento del cibo nella dieta lattea del bimbo, ce la farete.
