Archive for April, 2009

Il milionario

Al cinema l’ho lasciato passare, non convinta da trailer e trama nonostante il regista Danny Boyle (Trainspotting) potesse smuovermi, così recupero casalingo.

Slumdog Millionaire racconta di Jamal Malik, ragazzo cresciuto nelle baraccopoli che riscatta la sua vita partecipando al famoso quiz Il Milionario. Dopo aver vinto una somma enorme nella prima tranche della partita, viene arrestato perchè accusato di essere un truffatore, ma durante l’interrogatorio la sua storia emerge gradualmente assieme alla verità, domanda per domanda. Spinto dall’amore di una vita per la giovane Latika, Jamal con coraggio e dedizione affronta anche questa prova, pur di ottenere la donna a lui destinata.

Vincitore di ben otto premi Oscar, questo film racconta con schiettezza e colore la vita di un bambino delle baraccopoli di Mumbai (un tempo Bombay), e delle avversità che incontra nella sua giovinezza, utilizzando piani di ripresa interessanti e desolatamente reali - soprattutto nelle scene in cui le immense distese di baracche appaiono viste dall’alto - e accompagnando il tutto con un elemento essenziale della cultura indiana, la musica, affidata a Rakha Rahman, uno dei suoi più grandi compositori. Certo si può intuire perchè questo film ha suscitato polemiche in India, soprattutto per il degrado e la povertà che vengono ripresi senza filtri ma anche per una presunta superficialità della trama e della sua realizzazione. La storia è semplice e piena di umanità, non credo che abbia vinto tanto per il suo presunto tentativo di farci sentire tutti uguali davanti al caso e alla fortuna anche in un paese dove sono ancora tanto forti le discriminazioni sociali e la povertà è dilagante. Non vi segnalo le tante critiche, anche crudeli, anzi, vi suggerisco di farvi una vostra idea nel modo più diretto, guardandolo.

 

In volo libero sugli anni andati

Questa è la recensione sui Marlene Kuntz (17 aprile 2009 Roncade - New Age) che ho scritto per il Giornale della Musica:

Il locale è gremito ma l’attesa è lunga prima di vederli salire sul palco. I Marlene Kuntz ritornano in assetto elettrico e rock dopo il tour invernale che li ha visti nei teatri di tutt’Italia con un sound, invece, più intimo e ricercato. Sfoggiano il loro nuovo album che raccoglie una sintesi dei migliori - e non solo dei più famosi - lavori di quasi vent’anni di carriera, intitolato “Best of”, che contiene anche dei brani inediti.

La formazione vede il nucleo storico formato dal leader Cristiano Godano alla voce e chitarre, Luca Bergia batteria, Riccardo Tesio chitarre, con l’aggiunta dell’ottimo Davide Arneodo a tastiere, violino e percussioni, e Luca Lagash Saporiti, bassista dei La Crus.

Si comincia significativamente con un brano dell’album che ha forse segnato l’inizio di una svolta musicale per i loro fan di vecchia data, “L’abbraccio” tratto da “Che cosa vedi” del 2000. Godano ha spesso raccontato della frattura che si è avvertita tra i sostenitori del gruppo in seguito alle scelte artistiche che hanno segnato l’evoluzione naturale dei M.K proprio negli anni in cui usciva questo album, e questa scissione a tratti si respira nelle reazioni degli ascoltatori durante la performance. L’esibizione continua con “111” da “Uno” del 2007, per poi tornare indietro di qualche anno all’album “Senza peso” con il brano “L’uscita di scena”, potente e nervosa.

Il momento clou del concerto arriva, come da copione, quando il gruppo intona le note di “Festa mesta”, tratto dal primo album “Catartica” del 1994. Nella stessa posizione in cui si trovano originariamente nel disco, a formare un tutt’uno, seguono “Sonica” e “Nuotando nell’aria”, e il pubblico balla e si spinge in visibilio.

Per accontentare anche chi li segue da poco, i M.K. eseguono l’ultimo singolo, cover della P.F.M., “Impressioni di settembre”, che ha avuto un buon successo e che infatti più o meno tutto il pubblico canticchia contento. In un momento di quiete, si torna ancora indietro con “A fior di pelle”, nella parte forse più melodica e pacata della serata, cui segue la poetica “Il solitario”, dal più recente “Bianco sporco”. Il suono è pulito e preciso, anche se i testi più recenti sembrano avere meno impatto rispetto alla forza espressiva che trasuda dai primi album.

Ancora un ritorno alle loro sonorità più sperimentali di “Ho ucciso paranoia” con “Questo e altro” e, dal precedente, con la canzone “Primo maggio”, arricchite tutte dalla presenza del polistrumentista Arneodo. Arriviamo nuovamente fino agli albori della loro produzione con due brani tratti da “Il vile”: “Come stavamo ieri” e “Ape regina”, che ricevono consensi fragorosi nel godimento del pubblico.

Semplicemente, “Grazie” chiude il set, seguita da ben due bis. Acclamati, i Marlene Kuntz eseguono tra le altre “Canzone in prigione”, inedito legato al film appena uscito “Tutta colpa di Giuda”, che è anche l’esordio cinematografico del cantante Cristiano Godano in qualità di attore, e un altro nuovo brano inedito tratto dall’ultimo cd, intitolato “Il pregiudizio”, per concludere con una fine “Ineluttabile”, sinuosa in una versione riarrangiata e distorta.

È sempre strano sentire un gruppo che ha segnato, personalmente, la tua crescita musicale e la storia del rock italiano più in generale, accorgendosi in modo inevitabile che la musica cambia e le persone che la ascoltano anche, ma che i Marlene Kuntz conservano ancora intensità, energia e quell’atteggiamento, indefinibile, che da sempre li contraddistingue.

 

Guida per riconoscere i tuoi santi

Trasportata dall’onda di Orgoglio e pregiudizio (!), ho deciso di non crogiolarmi nel romanticismo ottocentesco che ormai mi faceva sospirare wertherianamente a ogni piè sospinto, e ho visto Guida per riconoscere i tuoi santi.

Mi sono anche commossa, ammetto. Sarà che il film parla della gioventù arida di un ragazzo del Queens (New York), piena di violenza e tutto il corollario, e della sua complessa relazione con i genitori, soprattutto col padre. Dito Montiel racconta autobiograficamente come è cresciuto, immerso in una vita di quartiere che lo conduce verso esperienze forti per un ragazzo, con le quali è costretto a misurarsi per non soccombere. Se non vi disturba il fatto che la parola fuck (ho visto la versione originale, forse in italiano viene declinata ogni tanto) compaia in pressoché ogni frase e che ci siano ragazzini che maneggiano droghe, armi e cerchino di capire come funziona ’sto sesso, guardatevelo.

“In the end - just like I said - I left everything, and everyone. But no one, no one has ever left me.”

 

il giorno prima della felicità

Ora ammetterò una cosa che mi costa…non avevo mai letto Erri De Luca. Certo, nel bigliettino decennale sul quale annoto i titoli da leggere c’era anche lui, ma non mi ero mai decisa a prendere il suo libro. E, inaspettatamente, mi è arrivato in regalo Il giorno prima della felicità.

E’ un libro scorrevole, con la profondità che uno scrittore del suo calibro riesce ad avere senza sforzo apparente. Parla di Napoli e di persone che la hanno vissuta, e mentre leggi i sapori e i profumi ti entrano nelle narici e in bocca. C’è un ragazzino solitario che scopre la vita e la sua città attraverso i racconti di un portinaio, che gli insegnerà molto e che lo aiuterà, senza saperlo, a diventare uomo. E c’è Anna, l’amore.

Ci sono molti passi che rasentano la poesia, nella storia. Ultimamente mi sembra sempre di essere a corto di parole, di non voler svelare troppo per paura di guastarvi il piacere. E di tutto quello che ho letto, mi resta la voce nella testa, una voce antica, che dice “T’aggia imparà e t’aggia perdere”.

 

E sulle case il cielo

Mi è capitato tra le mani al lavoro, e vorrei invitarvi solamente a leggerlo… E’ un libro di poesie e disegni bellissimo, scritto da Giusi Quarenghi e illustrato da Chiara Carrer.

Vincitore di alcuni premi, questo libro delicato è pieno di dolcezze e momenti soprendenti che con parole semplici scandiscono emozioni e il passare delle stagioni. E sì che qualcuno ancora ha dubbi sulla letteratura per bambini.