Archive for December 16th, 2008

La rosa purpurea del Cairo

Trovandomi ad avere davvero molto tempo libero, ne sto approfittando per vedere film a bizzeffe e leggere una moltitudine di libri che erano rimasti solo titoli in un elenco corposo nella tasca interna del mio portafoglio. Ecco uno dei film di Woody Allen che ho visto da poco, e mi scoccia ammetterlo, dato che è da parecchi anni che lo attendo, neanche fosse difficile trovarlo.

Mi ha appassionato fin da subito il personaggio principale di Cecilia (Mia Farrow), una cameriera sognatrice appassionata dei film di Hollywood che spende i pochi soldi guadagnati a fatica – siamo all’epoca della Grande Depressione – per vedersi cinque o più volte lo stesso film. Con un marito (Danny Aiello) ubriacone e perdigiorno che pure la picchia, la delicata Cecilia si perde nel mondo scintillante e avventuroso del film, invaghendosi del protagonista (Jeff Daniels) che, a sua volta, la nota e decide di uscirsene dallo schermo con gran stupore di tutti. La trama è divertente, basata sulla geniale trovata di un personaggio di film che si stanca della gabbia dorata in cui è costretto a recitare per infinite volte le stesse battute, e che sceglie di essere libero e di amare una donna reale.

Tra varie vicissitudini, il loro breve amore giunge a un epilogo inatteso, dove Cecilia si trova costretta a decidere tra realtà e finzione. Fa la sua scelta che rivela un finale amaro ma vero, niente happy ending, e la sua faccia dolce e sconsolata mentre sta seduta nuovamente al cinema ti si conficca nella testa quando in sottofondo cantano “Dancing cheek to cheek”. Mentre i titoli di coda scorrevano ho capito che non ero la sola a immaginarsi fuggire dentro lo schermo col principe azzurro in una vita eterna di splendida emozionante finzione…

 

Come Salvatores comanda

Non sono riuscita a rientrare tra gli eletti che hanno gremito venerdì la sala del Cinemazero a Pordenone per assistere all’anteprima regionale di Come Dio Comanda, il nuovo film di Salvatores che era presente quella sera assieme a Elio Germano.

Ebbene mi sono goduta lo spettacolo in prima serata oggi (lunedì) e sono appena rientrata con la voglia di scrivere che mi è proprio piaciuto, senza dormirci neanche su, anche se lo leggerete chissà tra quanti giorni. Ormai tra i miei preferiti, Filippo Timi interpreta in maniera potente e riuscita Rino Zena, padre violento con la fissa per il nazismo e le pistole che educa come può il quattordicenne Cristiano, interpretato invece da Alvaro Caleca al suo ottimo debutto. Elio Germano si ritrova nella parte del ritardato simpatico Quattroformaggi, e riesce a riempire di umanità e tenerezza un personaggio molto complesso. Sullo sfondo di una cittadina anonima di provincia, si consumano vicende di ordinaria follia che sfuggono agli sguardi distratti, ma che se solo potessimo vedere più da vicino… E questo è ciò che impone la storia, di non soffermarsi sulla superficie, cercando invece di scoprire il perché di pensieri, atteggiamenti, vite che sono talmente vicine a noi da non accorgercene nemmeno.

Per chi ha già letto il libro non ci sono colpi di scena e la curiosità ne è smorzata (di sicuro anche voi vi eravate fatti un’idea tutta vostra dei personaggi, dalla scheggia nervosa  – per me – Rino all’adolescente un po’ sfigato Cristiano), per quanto la fedeltà al testo di Ammaniti risulti gradevole e ben sfruttata, mentre per chi vive in Friuli Venezia Giulia altri tipi di curiosità si affollano negli occhi osservando come lo sguardo di un “forestiero” ripropone le tue terre. La sensazione di vederle in un film solitamente te le rende lontane, invece ho riconosciuto la natura selvatica e dura di alcune zone pordenonesi, io che ancora non mi ci sono abituata del tutto, e le ho viste vere.

Per una delle rare volte, il film mi è piaciuto quasi quanto il libro.