Posted in film on 12/31/2008 12:02 pm by admin
Un film che non è da Natale e la solfa dei buoni sentimenti, ma che ha un’asprezza e che ispira allo stesso tempo tenerezza, che posso solo consigliarvelo, tanto Natale è pure passato.

Vincent Gallo è praticamente il tuttofare in questo film: regista, sceneggiatore, protagonista, crea anche la colonna sonora suonata da lui. Che dire? Gli è riuscito tutto alla perfezione!
La prima volta che lo vidi ero ancora all’università, il film infatti è del 1998. In sintesi, la storia racconta di Billy Brown, un ragazzo nevrotico che si fa cinque anni di carcere al posto di un altro tizio, per saldare un debito di gioco che si era creato in seguito a una scommessa sportiva che non era in grado di coprire. Quando esce di prigione, Billy, che aveva sempre nascosto il fatto ai genitori, per andarli a trovare sequestra una ragazza (Christina Ricci) e si fa portare dai suoi, prima di compiere il gesto che si era prefisso, cioè ammazzare il giocatore che aveva sbagliato il tiro e aveva fatto perdere la squadra su cui Billy aveva scommesso.
Non vi dirò come procede e termina, ma solo che Vincent Gallo interpreta questo personaggio dolce e pazzo in modo che ti affezioni a lui dal primo istante. Rende il pubblico partecipe di pensieri e fatti utilizzando escamotage narrativi inusuali con sequenze indovinate, così da creare un legame fin dalle prime scene. La storia è davvero ridotta ai minimi termini, e questa sua semplicità scarna viene farcita da altri dettagli, dai dialoghi e dai gesti che offrono un quadro della squallida situazione in cui Billy è immerso, ma la vita, si sa, ogni tanto può sorprenderti.
Posted in libri on 12/18/2008 05:50 pm by admin
La sofferenza ti spinge a lasciare te stesso. Esci dal guscio piccolo e limitato. E non puoi soffrire se prima non hai amato…la sofferenza è l’esito finale dell’amore, poiché è amore perduto. È il ciclo dell’amore che giunge a compimento: amare, perdere, provare dolore, lasciare e amare di nuovo. Il dolore è la consapevolezza che ti ritroverai solo, e non c’è nient’altro oltre a quello perché essere solo è il destino ultimo di ogni singola creatura vivente.
Il dolore ti riunisce con ciò che hai perso. È una fusione. Vai con la cosa o la persona che hai amato. In qualche modo ti scindi da te stesso e l’accompagni, condividi il cammino che ha intrapreso. La segui fin dove puoi.

Questo è un pezzo di ciò che mi ha fatto riflettere. La scorrevolezza della scrittura di Philip Dick e il suo modo di raccontare un futuro futuribile han fatto poi il resto. Ma in questo libro si parla di tecnologie e cuore, di identità che può venir cancellata in un secondo e ti svegli in una camera d’albergo pidocchiosa che nessuno si ricorda di te. C’è anche dell’amore dentro, contorto e convulso, vissuto in modi diversi e spesso viscerali, sullo sfondo di città dominate dallo stato di terrore imposto da pol (la polizia, circa) e accettato per il quieto vivere dalla gente.
Posted in film on 12/16/2008 06:25 pm by admin
Trovandomi ad avere davvero molto tempo libero, ne sto approfittando per vedere film a bizzeffe e leggere una moltitudine di libri che erano rimasti solo titoli in un elenco corposo nella tasca interna del mio portafoglio. Ecco uno dei film di Woody Allen che ho visto da poco, e mi scoccia ammetterlo, dato che è da parecchi anni che lo attendo, neanche fosse difficile trovarlo.

Mi ha appassionato fin da subito il personaggio principale di Cecilia (Mia Farrow), una cameriera sognatrice appassionata dei film di Hollywood che spende i pochi soldi guadagnati a fatica – siamo all’epoca della Grande Depressione – per vedersi cinque o più volte lo stesso film. Con un marito (Danny Aiello) ubriacone e perdigiorno che pure la picchia, la delicata Cecilia si perde nel mondo scintillante e avventuroso del film, invaghendosi del protagonista (Jeff Daniels) che, a sua volta, la nota e decide di uscirsene dallo schermo con gran stupore di tutti. La trama è divertente, basata sulla geniale trovata di un personaggio di film che si stanca della gabbia dorata in cui è costretto a recitare per infinite volte le stesse battute, e che sceglie di essere libero e di amare una donna reale.
Tra varie vicissitudini, il loro breve amore giunge a un epilogo inatteso, dove Cecilia si trova costretta a decidere tra realtà e finzione. Fa la sua scelta che rivela un finale amaro ma vero, niente happy ending, e la sua faccia dolce e sconsolata mentre sta seduta nuovamente al cinema ti si conficca nella testa quando in sottofondo cantano “Dancing cheek to cheek”. Mentre i titoli di coda scorrevano ho capito che non ero la sola a immaginarsi fuggire dentro lo schermo col principe azzurro in una vita eterna di splendida emozionante finzione…
Posted in film, libri on 12/16/2008 05:16 pm by admin
Non sono riuscita a rientrare tra gli eletti che hanno gremito venerdì la sala del Cinemazero a Pordenone per assistere all’anteprima regionale di Come Dio Comanda, il nuovo film di Salvatores che era presente quella sera assieme a Elio Germano.

Ebbene mi sono goduta lo spettacolo in prima serata oggi (lunedì) e sono appena rientrata con la voglia di scrivere che mi è proprio piaciuto, senza dormirci neanche su, anche se lo leggerete chissà tra quanti giorni. Ormai tra i miei preferiti, Filippo Timi interpreta in maniera potente e riuscita Rino Zena, padre violento con la fissa per il nazismo e le pistole che educa come può il quattordicenne Cristiano, interpretato invece da Alvaro Caleca al suo ottimo debutto. Elio Germano si ritrova nella parte del ritardato simpatico Quattroformaggi, e riesce a riempire di umanità e tenerezza un personaggio molto complesso. Sullo sfondo di una cittadina anonima di provincia, si consumano vicende di ordinaria follia che sfuggono agli sguardi distratti, ma che se solo potessimo vedere più da vicino… E questo è ciò che impone la storia, di non soffermarsi sulla superficie, cercando invece di scoprire il perché di pensieri, atteggiamenti, vite che sono talmente vicine a noi da non accorgercene nemmeno.
Per chi ha già letto il libro non ci sono colpi di scena e la curiosità ne è smorzata (di sicuro anche voi vi eravate fatti un’idea tutta vostra dei personaggi, dalla scheggia nervosa – per me – Rino all’adolescente un po’ sfigato Cristiano), per quanto la fedeltà al testo di Ammaniti risulti gradevole e ben sfruttata, mentre per chi vive in Friuli Venezia Giulia altri tipi di curiosità si affollano negli occhi osservando come lo sguardo di un “forestiero” ripropone le tue terre. La sensazione di vederle in un film solitamente te le rende lontane, invece ho riconosciuto la natura selvatica e dura di alcune zone pordenonesi, io che ancora non mi ci sono abituata del tutto, e le ho viste vere.
Per una delle rare volte, il film mi è piaciuto quasi quanto il libro.
Posted in film on 12/09/2008 03:02 pm by admin
Mi sono goduta il piacere di vedere in anteprima la versione originale dell’ultimo film di Hayao Myazaki Gake no ue no Ponyo (ottenuta per vie traverse, visto che in Italia solo pochi altri fortunati che hanno presenziato alla mostra del cinema di Venezia hanno potuto al pari approfittarne…).

Dunque, versione giapponese sottotitolata in italiano. Non so ancora se sia questa quella punta di insoddisfazione che mi è rimasta alla fine del film, visto che adoro Myazaki e ho apprezzato tutti i film animati che finora l’ormai mitico studio Ghibli ha sfornato, da La principessa Mononoke a La città incantata allo splendido Il castello errante di Howl. Forse quando vedrò la versione italiana, al contrario di quanto accade solitamente con gli altri film, le vocine di Ponyo e Sasuke mi conquisteranno. I disegni certo lo hanno già fatto: la fantasia speciale di Myazaki pesca a piene mani dalla tradizione giapponese di cui si è nutrita, immaginando storie e mondi fantastici in cui ci si perde fin dal primo momento. Per diversi minuti ho desiderato di abitare veramente nella casetta in cima alla montagna in cui il protagonista Sosuke vive con la sua famiglia e da dove, quando il padre naviga nella notte a bordo del suo peschereccio, questo bambino cinquenne in gamba gli lancia segnali morse dalla sua cameretta. Ai piedi di questa montagna c’è il mare dove Sosuke incontra Ponyo, buffo essere simile a un pesce rosso, e tra i due è subito intesa.
Non voglio raccontarvi tutta la storia, è dolce e impetuosa come le storie di Myazaki a cui siamo stati abituati, dalle immagini vivide e intense, anche se a tratti, soprattutto nella parte centrale, mi sono trovata sperduta nella trama, lenta e intricata, ricca di simbolismi. Il messaggio che lancia il film è chiaro e condivisibile, una morale buona che mette il sorriso, ma devo ammettere che non è stato amore a prima vista come è successo per gli altri suoi lavori. Guardatelo, però, se non altro perchè i suoi disegni sono meravigliosi!
Posted in pensieri on 12/01/2008 03:23 pm by admin
Ebbene sì. Farò una breve, brevissima nota.

Non ci sarà indignazione, tritume, vendetta, ma: mi starebbe bene la flessibilità lavorativa se fosse bilaterale, e forse anche se l’avessi scelta pienamente io. Rimane il fatto che non c’è scelta, o meglio, sempre tra il male e il meno peggio, per me come per milioni di altri ragazzi. (E ho provato l’ebbrezza di costituire un gruppo su facebook, vediamo come va. Se vi interessa ha il titolo di questo post.)
Connessioni permettendo, dicembre sarà un mese di post atipici, da entità precaria quale sono.